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Trust e tutela dei creditori:
perché ogni clausola deve essere redatta da un professionista esperto

La recente ordinanza n. 26471/2025 delle Sezioni Unite civili della Cassazione ha riaffermato un principio chiaro:
 
le norme italiane a tutela dei creditori non possono essere derogate da una volontà privata, nemmeno se il trust è regolato da una legge straniera.
 
In altri termini, anche se il disponente istituisce un trust secondo una legge estera (in forza della Convenzione dell’Aja del 1985), le regole italiane che proteggono i creditori – come l’azione revocatoria ex art. 2901 c.c. – restano pienamente operative.
 
Questo significa che la struttura del trust non può servire come scudo assoluto contro le pretese dei creditori, e che l’opponibilità del trust deve essere valutata alla luce della legge nazionale, non solo di quella scelta dal disponente.
 
Molti atti di pianificazione patrimoniale falliscono proprio per una formulazione superficiale delle clausole.
Una clausola di legge regolatrice mal scritta o una scelta di foro estero priva di ancoraggio reale all’ordinamento italiano possono rendere inefficace la protezione patrimoniale, o peggio: rendere revocabile l’intero trust.
 
Oggi la differenza tra una tutela apparente e una tutela effettiva la fa la qualità tecnica della redazione.
 
Solo così il trust può essere un istituto serio, trasparente e opponibile, e non un atto destinato a dissolversi davanti al primo creditore.
 
Rivolgiti ad | S N S / BUSINESS | che da oltre un ventennio si occupa di atti di Trust e modifica ed integrazione degli stessi.

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In altri termini, anche se il disponente istituisce un trust secondo una legge estera (in forza della Convenzione dell’Aja del 1985), le regole italiane che proteggono i creditori – come l’azione revocatoria ex art. 2901 c.c. – restano pienamente operative.
 
Questo significa che la struttura del trust non può servire come scudo assoluto contro le pretese dei creditori, e che l’opponibilità del trust deve essere valutata alla luce della legge nazionale, non solo di quella scelta dal disponente.
 
Molti atti di pianificazione patrimoniale falliscono proprio per una formulazione superficiale delle clausole.
Una clausola di legge regolatrice mal scritta o una scelta di foro estero priva di ancoraggio reale all’ordinamento italiano possono rendere inefficace la protezione patrimoniale, o peggio: rendere revocabile l’intero trust.
 
Oggi la differenza tra una tutela apparente e una tutela effettiva la fa la qualità tecnica della redazione.
 
Solo così il trust può essere un istituto serio, trasparente e opponibile, e non un atto destinato a dissolversi davanti al primo creditore.
 
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