| S N S / LA BOUTIQVE NOTARILE |
Assemblee digitali e nuova proroga:
non più emergenza, ma tecnica di governance societaria.
La recente proroga della disciplina sulle assemblee “a distanza” fino al 30 settembre 2026 conferma un dato ormai rilevante: l’assemblea digitale non è più una deroga occasionale, ma una modalità strutturale di funzionamento degli organi sociali.
Dopo anni di applicazione pratica, il tema non è più se si possano tenere assemblee in videoconferenza, ma come farlo correttamente, stabilmente e senza spazi per qualsivoglia tipo di impugnativa o contestazione futura.
1. Dalla flessibilità emergenziale alla tecnica ordinaria
L’esperienza degli ultimi anni ha dimostrato che:
• l’assemblea digitale funziona;
• riduce spostamenti e complessità organizzativa;
• amplia la partecipazione effettiva dei soci.
Tuttavia, la proroga continua di una disciplina nata come emergenziale rischia di mascherare un problema di fondo: la necessità di ricondurre queste modalità all’interno di una governance consapevole e pianificata, non affidata a norme “ponte”.
2. Il vero discrimine: struttura societaria e statuto
La prassi notarile più avvertita converge ormai su un punto chiave:
la legittimità dell’assemblea digitale non dipende dalla tecnologia, ma dall’assetto organizzativo della società.
In concreto:
• nelle società con struttura più rigida, la partecipazione a distanza richiede una base statutaria chiara, coerente e non improvvisata;
• nelle strutture più flessibili, la modalità telematica si inserisce naturalmente nella logica di autonomia organizzativa, purché siano garantiti identificazione, partecipazione e formazione consapevole della volontà.
La tecnica non è “videoconferenza sì o no”, ma progettazione delle regole di funzionamento.
3. Centralità del Notaio: non spettatore, ma architetto
In questo scenario il ruolo del Notaio cambia profondamente:
• non è più solo verbalizzante;
• diventa garante del processo decisionale, anche quando il processo è digitale.
I nodi tecnici più rilevanti non sono tecnologici, ma giuridici:
• corretta identificazione dei partecipanti;
• continuità della partecipazione;
• effettività del diritto di intervento;
• tracciabilità delle votazioni;
• coerenza tra modalità di svolgimento e contenuto del verbale.
L’assemblea digitale mal progettata non è inefficiente: è invalida.
4. Perché la proroga al 2026 non va “subita”
La proroga non dovrebbe essere letta come un semplice rinvio, ma come un periodo di transizione utile per:
• aggiornare statuti e regolamenti assembleari;
• chiarire le modalità di convocazione e svolgimento;
• eliminare soluzioni ibride o improvvisate nate nell’urgenza.
Chi continuerà a basarsi solo sulla proroga rischia, allo scadere, di trovarsi con assetti societari non allineati alla prassi reale.
5. Assemblea digitale come scelta, non come eccezione
Il punto di arrivo non è la fine della proroga, ma questo:
l’assemblea digitale deve essere una scelta consapevole di governance, non una tolleranza temporanea.
La qualità della decisione societaria non dipende dalla presenza fisica, ma dalla correttezza del procedimento.
Ed è proprio qui che il notariato può (e deve) fare la differenza.
| S N S / LA BOUTIQVE NOTARILE |
Assemblee digitali e nuova proroga:
non più emergenza, ma tecnica di governance societaria.
La recente proroga della disciplina sulle assemblee “a distanza” fino al 30 settembre 2026 conferma un dato ormai rilevante: l’assemblea digitale non è più una deroga occasionale, ma una modalità strutturale di funzionamento degli organi sociali.
Dopo anni di applicazione pratica, il tema non è più se si possano tenere assemblee in videoconferenza, ma come farlo correttamente, stabilmente e senza spazi per qualsivoglia tipo di impugnativa o contestazione futura.
1. Dalla flessibilità emergenziale alla tecnica ordinaria
L’esperienza degli ultimi anni ha dimostrato che:
• l’assemblea digitale funziona;
• riduce spostamenti e complessità organizzativa;
• amplia la partecipazione effettiva dei soci.
Tuttavia, la proroga continua di una disciplina nata come emergenziale rischia di mascherare un problema di fondo: la necessità di ricondurre queste modalità all’interno di una governance consapevole e pianificata, non affidata a norme “ponte”.
2. Il vero discrimine: struttura societaria e statuto
La prassi notarile più avvertita converge ormai su un punto chiave:
la legittimità dell’assemblea digitale non dipende dalla tecnologia, ma dall’assetto organizzativo della società.
In concreto:
• nelle società con struttura più rigida, la partecipazione a distanza richiede una base statutaria chiara, coerente e non improvvisata;
• nelle strutture più flessibili, la modalità telematica si inserisce naturalmente nella logica di autonomia organizzativa, purché siano garantiti identificazione, partecipazione e formazione consapevole della volontà.
La tecnica non è “videoconferenza sì o no”, ma progettazione delle regole di funzionamento.
3. Centralità del Notaio: non spettatore, ma architetto
In questo scenario il ruolo del Notaio cambia profondamente:
• non è più solo verbalizzante;
• diventa garante del processo decisionale, anche quando il processo è digitale.
I nodi tecnici più rilevanti non sono tecnologici, ma giuridici:
• corretta identificazione dei partecipanti;
• continuità della partecipazione;
• effettività del diritto di intervento;
• tracciabilità delle votazioni;
• coerenza tra modalità di svolgimento e contenuto del verbale.
L’assemblea digitale mal progettata non è inefficiente: è invalida.
4. Perché la proroga al 2026 non va “subita”
La proroga non dovrebbe essere letta come un semplice rinvio, ma come un periodo di transizione utile per:
• aggiornare statuti e regolamenti assembleari;
• chiarire le modalità di convocazione e svolgimento;
• eliminare soluzioni ibride o improvvisate nate nell’urgenza.
Chi continuerà a basarsi solo sulla proroga rischia, allo scadere, di trovarsi con assetti societari non allineati alla prassi reale.
5. Assemblea digitale come scelta, non come eccezione
Il punto di arrivo non è la fine della proroga, ma questo:
l’assemblea digitale deve essere una scelta consapevole di governance, non una tolleranza temporanea.
La qualità della decisione societaria non dipende dalla presenza fisica, ma dalla correttezza del procedimento.
Ed è proprio qui che il notariato può (e deve) fare la differenza.